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Diciamo che si tratta di quelli della cultura, ovviamente, prima che Francesco si monti la testa.<\/p>\n<p>Il titolo della mostra \u00e8 quasi wertmulleriano &#8211; \u201c<a href=\"https:\/\/palazzolomellino.org\/index.php\/notizie\/eventi-mostre\/170-ottomani-barbareschi-mori-e-altre-genti-nell-arte-a-genova-fascinazioni-scontri-scambi\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\"><strong>Ottomani, Barbareschi, Mori e altre genti nell\u2019arte a Genova<\/strong><\/a>\u201d &#8211; con anche il sottotitolo che racconta moltissimo: \u201cFascinazioni, scontri, scambi\u201d, organizzata in occasione del ventesimo anniversario dell\u2019attivit\u00e0 espositiva di Palazzo Nicolosio Lomellino, e siamo stati splendidamente accompagnati da<strong> Laura Stagno<\/strong> e <strong>Valentina Borniotto<\/strong> del DIRAAS, terribile acronimo che contraddistingue il Dipartimento di Italianistica, Romanistica, Antichistica, Arti e Spettacolo dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Genova.<\/p>\n<p>Ma, al di l\u00e0 della sigla, che non \u00e8 propriamente poetica, ad essere poetico \u00e8 stato invece l\u2019approccio e il racconto di questa mostra che provo a restituirvi un pezzetto alla volta, perch\u00e9 davvero merita di essere raccontata, ma soprattutto traslata anche a chi non c\u2019era l\u2019altro giorno per poterla vivere anche andando a visitare l\u2019esposizione da soli.<\/p>\n<p>E quindi si entra ricordando gli affreschi con le immagini dell\u2019incontro fra l\u2019Oriente e l\u2019Occidente, che sono perfettamente speculari a quelli che raccontano l\u2019arrivo in America e l\u2019incontro con i nativi, gli indios e quelli che comunemente chiamiamo \u201cgli indiani\u201d.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nella prima sala torna quella splendida parola del sottotitolo che \u00e8 \u201cfascinazione\u201d ed \u00e8 qualcosa di assolutamente straordinario, come quando non puoi resistere a qualcosa di irresistibile, come le Sirene di Ulisse, come l\u2019amore.<\/p>\n<p>Qui la \u201cfascinazione\u201d \u00e8 anche \u201ccuriosit\u00e0 e stupore\u201d di fronte agli Ottomani. Ed \u00e8 una situazione che torna anche negli elementi d\u2019arredo presenti nelle sale di Palazzo Nicolosio Lomellino, a partire dai <strong>tappeti<\/strong>, che sono piazzati ovunque \u2013 nelle stanze e sui quadri \u2013 purch\u00e9 non per terra, perch\u00e9 avrebbero potuto sciuparsi. Addirittura, si vedono tappeti usati anche come tovaglie, tanto erano puliti ed intonsi. E la dimostrazione dell\u2019importanza dei tappeti, generalmente di origine turca, arriva dal fatto che <strong>Andrea Dori<\/strong>a, arcinemico dei Turchi, in realt\u00e0 teneva centinaia di tappeti ottomani a casa sua, a Palazzo del Principe.<\/p>\n<p>Ecco, se dovessi dire qualcosa che non mi aspettavo e che ritengo il vero valore aggiunto di questa mostra \u00e8 (anche) tutto ci\u00f2 che non sono semplici quadri e dipinti: penso, in particolare, alle <strong>manifatture arabe<\/strong>, <strong>sicule<\/strong> e <strong>turche<\/strong> e, per esempio, ai giochi da tavolo che erano anche la base del gioco d\u2019azzardo dell\u2019epoca. E quindi, eccoci viaggiare dal gioco dell\u2019aquila a quello della fortuna e della disgrazia, con una sorta di emoticon che corrisponde ai vari tiri di dado, proprio come un antenato del gioco dell\u2019oca. E alcuni aspetti assolutamente divertenti, come il fatto che il personaggio che sta fermo un giro \u00e8 a cavalcioni sopra una tazza, come se fosse intento a importanti funzioni corporali.<\/p>\n<p>Basta voltarsi sul muro di fronte per trovare forse il pezzo pi\u00f9 bello della mostra, che \u00e8 l\u2019<strong>atto di capitolazione del sultano<\/strong>, come una pergamena che, nella sua grafia, ha un motivo per visitare l\u2019esposizione, perch\u00e9 \u00e8 arte pura, anche nella scrittura, nei caratteri, nell\u2019inchiostro. Qui la \u201cfascinazione\u201d si respira, anche se non si capisce precisamente cosa ci sia scritto, ma \u00e8 scritto benissimo.<\/p>\n<p>E ancora, girando per le sale, ci si imbatte in <strong>mappe nautiche<\/strong>,<strong> ex voto della Madonna delle Grazie di Megli<\/strong>, sopra Recco, che diventa opera d\u2019arte elevata a potenza, come le straordinarie focaccette della manifestazione che inaugura la stagione delle grandi sagre d\u2019estate. E poi fregi e decorazioni dipinte sui quadri, ma che sono talmente reali, talmente pieni di elementi che li arricchiscono, talmente raffinati, che sembrano tridimensionali anche semplicemente guardandoli.<\/p>\n<p>E poi il racconto delle curatrici che, a tratti, sembra preso da una delle prediche di <strong>don Paolo Marr\u00e8 Brunenghi<\/strong>, nuovo parroco di San Pietro a Quinto, appassionato filologo e attento alle traduzioni delle sacre scritture dalle lingue originarie. Cos\u00ec, mentre si visita la mostra, ci si imbatte nella rappresentazione dei Magi, che il Vangelo non dice essere tre, n\u00e8 re. Anzi, per gli appassionati del genere, consiglio il racconto del quarto Mago.<\/p>\n<p>Personalmente, poi, la sala e i racconti che ho apprezzato di pi\u00f9 in questo Mercoled\u00ec della cultura sono quelli relativi alla <strong>schiavit\u00f9 e alla loro rappresentazione<\/strong>. Anche perch\u00e9 andare in porto o nelle case nobiliari era il miglior modo di incontrare razze diverse sul proprio cammino, a partire da quelli sulle galee, riconoscibili perch\u00e9 rasati con un ciuffo, mentre i criminali avevano la testa completamente rasata.<\/p>\n<p>Il racconto storico di tutto questo \u00e8 estremamente affascinante e avvincente, con molti liguri interessati e la possibilit\u00e0 di riscatto degli schiavi da parte dei parenti, con ruoli importanti dell\u2019Ordine dei Trinitari e un apposito Magistrato del Riscatto, che \u00e8 quasi una sorta di Riesame ante litteram.<\/p>\n<p>E poi c\u2019erano vari modi di cambiare status: la conversione o l\u2019accantonamento del compenso per la fatica a bordo delle galee, che poteva costituire il tesoretto per riscattare la propria libert\u00e0.<\/p>\n<p>Questa prima categoria di schiavi, quelli che potremmo chiamare \u201cportuali\u201d per identificare un\u2019intera categoria dello shipping o della Blue Economy dell\u2019epoca, aveva una catena alla caviglia, ma una volta che arrivava sulla terraferma e quindi doveva scaricare navi veniva lasciato senza catene, ma comunque con il ferro che cingeva le loro caviglie.<\/p>\n<p>E poi c\u2019era una seconda categoria, quella della servit\u00f9 in casa, con quadri che ritraggono i servi molto molto neri, con il colore che un tempo veniva identificato come \u201ctesta di moro\u201d sui tubetti delle vernici. Con la punta estrema del racconto che \u00e8 il quadro francese dove una padrona bianchissima passa sul volto dello schiavo una spugna per sbiancarlo.<\/p>\n<p>E il racconto della curatrice, splendido, spazia da Esopo, a Calimero a Michael Jackson.<\/p>\n<p>In una mostra che restituisce addirittura di pi\u00f9 di ci\u00f2 che promette.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 una mostra, \u00e8 quasi un racconto di Genova, del suo essere multietnica, del centro storico, dell\u2019incontro fra culture, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":7696,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[381],"tags":[383],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7695"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7695"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7695\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":7697,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7695\/revisions\/7697"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7696"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7695"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7695"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7695"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}