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Perch\u00e9, sinceramente, credo sia la mostra pi\u00f9 bella fra le tante splendide mostre che abbiamo visto.<\/p>\n\n\n\n<p>Bella da qualsiasi punto di vista la vediamo: perch\u00e9 \u00e8 basata sugli articoli della convenzione Onu sui diritti dei minori, perch\u00e9 \u00e8 allestita benissimo, con la retroilluminazione delle fotografie \u2013 che gi\u00e0 aveva funzionato benissimo per l\u2019esposizione fotografica dedicata a Letizia Battaglia \u2013 ma soprattutto perch\u00e9 \u00e8 una mostra che emoziona.<br \/><br \/>E il pi\u00f9 bel regalo di Villa Montallegro e di <strong>Francesco Berti Riboli<\/strong> a tutti noi appassionati di cultura \u00e8 proprio quello di non tornare mai a casa come eravamo arrivati, ma sempre arricchiti di emozioni. Ecco, se possibile, questa volta le emozioni sono elevate a potenza.<br \/>E provo a ribaltarvele, a girarvele in modo disordinato, esattamente come le ho vissute io, a cavallo fra due gruppi di visita, il giallo e il rosso, da un lato perch\u00e9 sono casinista, disordinato e indisciplinato, ma dall\u2019altro perch\u00e9 mi piacevano talmente queste fotografie da fermarmi e attardarmi nelle sale del Sottoporticato.<br \/><br \/>La prima di queste emozioni \u00e8 quella che affiora dall\u2019osservazione degli occhi dei bimbi delle fotografie. Che, come tutti i McCurry, trasudano colori e contrasti forti che sono la cifra stilistica del fotografo, ma soprattutto sono occhi che esprimono tutti i bambini del mondo. Nel senso letterale della parola, perch\u00e9 ci sono davvero bambini di molti Paesi, ricchi e poveri, fortunatissimi e in una situazione drammatica fin dalla nascita. In quegli occhi c\u2019\u00e8 tutto.<\/p>\n\n\n\n<p>Soprattutto, lo sguardo di McCurry, anche quando racconta \u2013 e lo fa spesso \u2013 bambini che lavorano fin da giovanissimi o che sono in guerra, non \u00e8 mai uno sguardo moralistico, ma sempre uno <strong>sguardo morale<\/strong>. E, davvero, c\u2019\u00e8 tutta la differenza del mondo in queste due parole: solitamente i moralisti sono dei cialtroni, i primi a dover essere moralizzati, i paladini della doppia morale, mentre coloro che ne hanno una \u2013 di morale \u2013 sono dei benemeriti. E lo sguardo di McCurry \u00e8 esattamente cos\u00ec.<br \/><br \/>A un certo punto, una delle due nostre guide dice una cosa bellissima: \u00ab<em>Non viene mai da dire \u201coh poverino\u201d<\/em>\u00bb e non credo si possa fare un complimento pi\u00f9 grande allo sguardo di McCurry, perch\u00e9 le fotografie altro non sono che lo sguardo.<br \/>Capita quindi che dalle fotografie dei bambini che giocano in mezzo alla guerra emerga il divertimento e l\u2019essere bimbi prima della guerra stessa. <br \/>Soprattutto, il fatto che le fotografie siano poste sulle pareti, ma anche in mezzo alla sale, fisse ma anche in versione video che scorrono una dopo l\u2019altra, fa nascere una domanda, che sento ripetere varie volte: \u00abMa come si guarda questa mostra? Da che lato?\u00bb.<br \/>E c\u2019\u00e8 un\u2019altra variabile indipendente: sono in moltissimi a mettersi davanti alle fotografie e a fotografarle a loro volta, come in un gioco di specchi in cui i visitatori vogliono portarsi a casa la magia dell\u2019autore.<br \/><br \/>E diventa quasi una poesia, con passaggi drammatici e anche sorrisi che affiorano in mezzo alle tragedie e ve li racconto come se fosse un rap, con le parole al posto delle fotografie, che certo non rendono le stesse emozioni, ma possono essere una sorta di guida alla visione.<br \/>I flipper in Libano in mezzo alle macerie e i bimbi che giocano sui carri amati, a <strong>Beirut<\/strong> come a <strong>Kandahar<\/strong>, in Afghanistan, e in entrambi i casi lanciano un messaggio molto pi\u00f9 forte delle armi, cos\u00ec come quella che a mio parere \u00e8 la foto pi\u00f9 bella della mostra: un <strong>bimbo seduto su un marciapiede di Kuala Lumpur<\/strong> in <strong>Malaysia<\/strong>, mentre dietro di lui scorre una parata militare di cui noi non vediamo i volti e nemmeno i corpi dei soldati, ma soltanto gambe e piedi. E cos\u00ec \u00e8 solo lui a risultare vivo.<br \/><br \/>La grandezza di McCurry \u00e8 quella di essere sempre nel posto giusto al momento giusto, ma quello che a noi a volte pare assolutamente naturale e normalissimo, \u00e8 spesso frutto di mesi di appostamenti, di studio delle persone, delle luci, delle ombre, del cielo e dei tramonti. Soprattutto, nei soggetti fotografati, anche quelli nelle situazioni pi\u00f9 difficili, traspare la fiducia nei confronti del fotografo, non c\u2019\u00e8 mai rabbia e nemmeno sottomissione in quegli sguardi, ma semplicemente stima e fiducia umana, probabilmente conquistata in settimane o mesi per arrivare non a uno scatto, ma a \u201cquello\u201d scatto.<br \/><br \/>Le foto a <strong>Peshawar,<\/strong> in Pakistan, sembrano sipari teatrali e anche qui, come in ogni immagine, c\u2019\u00e8 dentro la storia del fotografo, che nasce come giornalista e studioso di storia del cinema e del teatro.<br \/>Personalmente, ho amato moltissimo la sezione in fondo alla mostra dedicata ai bimbi che studiano e per cui studiare \u00e8 una conquista straordinaria: le bimbe che sollevano orgogliosissime le lavagnette nella scuola in <strong>Togo<\/strong> sono anch\u2019esse sul mio personalissimo podio, probabilmente immediatamente sotto la foto della sfilata militare di Kuala Lumpur.<br \/><br \/>Ma ci sono anche i bimbi \u201cricchi\u201d di <strong>Washington<\/strong>, del <strong>Texas<\/strong>, quelli che ballano in mezzo alla fontana e quelli di <strong>Roma<\/strong> o quelli di una processione religiosa a <strong>Enna<\/strong>, non troppo dissimile nei costumi da alcune delle foto realizzare nei Paesi islamici.<br \/><br \/>Insomma, ci portiamo dietro tantissimo da questa mostra e, davvero, la consiglio a tutti: da un lato si capisce il valore diverso che si d\u00e0 al tempo nel mondo e noi, sempre di corsa, abbiamo solo da imparare.<br \/>Dall\u2019altro, nelle immagini di McCurry si ritrovano i piccoli principi di Velazquez, con le fotografie che diventano quadri.<br \/><br \/>E tutto questo richiama tantissimi giovani e l\u2019et\u00e0 media dei visitatori, molti anche turisti, \u00e8 bassissima.<br \/>Mi pare l\u2019ultimo capolavoro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Massimiliano Lussana racconta la mostra in corso fino al 10 marzo al Sottoporticato di Palazzo Ducale Per me, i mercoled\u00ec [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":7400,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[381],"tags":[383,551],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7399"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7399"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7399\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7400"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7399"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7399"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7399"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}