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E vabb\u00e8 se era gioved\u00ec.<br \/><br \/>Il sottotitolo, della mostra, \u201c<strong>Coraggio e passione<\/strong>\u201d, dice gi\u00e0 tutto, perch\u00e9 Artemisia \u00e8 tutto questo, quasi una Caravaggio \u2013 e vedremo che <strong>Caravaggio<\/strong> c\u2019entra, c\u2019entra moltissimo, in tutto questo \u2013 in gonnella, e preciso subito che non voglio mancare di rispetto a nessuno. Perch\u00e9, vedete, ho trovato le polemiche sull\u2019allestimento di questa mostra, il fatto che la \u201csala dello stupro\u201d sia diventata un caso nazionale, assolutamente esagerate e fuori posto. Perch\u00e9, anzi, credo, fortemente credo, che quella sala sia proprio il centro della mostra e ci\u00f2 che pi\u00f9 di tutto aiuta a capirla. E il sangue che cola un grande atto di rispetto nei confronti delle donne, non certo un\u2019offesa.<br \/><br \/>Ma andiamo con ordine e raccontiamo questo \u201cMercoled\u00ec (e non solo) della cultura\u201d di <strong>Villa Montallegro<\/strong> e questa mostra dicendo che ci sono due modi di entrare a Palazzo Ducale: uno \u00e8 quello \u201c<strong>per Artemisia<\/strong>\u201d e quindi per vedere i quadri della pittrice, di suo padre Orazio, di Agostino Tassi, dei caravaggeschi genovesi, di Gioacchino Assereto, Bernardo Strozzi, Domenico Fiasella e altre vecchie conoscenze dei nostri \u201cGenovese, per caso\u201d, anche perch\u00e9 a raccontarli c\u2019\u00e8 spesso <strong>Anna Orlando<\/strong> \u2013 variabile indipendente delle nostre storie \u2013 curatrice di questa mostra insieme a <strong>Costantino D\u2019Orazio<\/strong>.<br \/><br \/>Cos\u00ec, mentre uno dei quadri pi\u00f9 famosi di Artemisia va in tour di Sanremo, fiore all\u2019occhiello delle iniziative collaterali di Regione Liguria per il Festival, la mostra racconta anche altre storie rispetto a quelle, comunque bellissime, dei quadri della pittrice, la prima a rompere il monopolio maschile nel mondo dell\u2019arte. Ed \u00e8 la mostra a cui si va a scoprire \u201c<strong>di Artemisia<\/strong>\u201d.<br \/><br \/>Nel foyer del Teatro Ariston sar\u00e0 esposta un\u2019antica replica del primo Seicento dell\u2019opera della Gentileschi dal titolo \u2018<em>Giuditta e la sua ancella con le testa di Oloferne<\/em>\u2019, un olio su tela di 127 x 95 come mai mostrato al pubblico e conservato nei depositi dei Musei di Strada Nuova, a Palazzo Rosso. \u201c<em>Un\u2019immagine di grande impatto, un soggetto rappresentato pi\u00f9 volte dalla stessa artista in composizioni differenti, che diventa di fatto un manifesto della lotta delle donne contro l\u2019oppressione maschile, e immediatamente si trasforma in un\u2019icona ancora oggi di grande attualit\u00e0, che viene riprodotta e ripresa da diversi altri artisti<\/em>\u201d racconta Regione Liguria che, con la coordinatrice delle Politiche Culturali Jessica Nicolini, ha sposato il progetto di Giovanni Toti, bis del Rubens dello scorso anno.<br \/><br \/>Ma, per l\u2019appunto, oltre ai dipinti, questo \u201cGiuditta e Oloferne\u201d, ma tutta questa mostra, raccontano un\u2019altra storia. Che \u00e8 il valore aggiunto di questo \u201cMercoled\u00ec della cultura\u201d: l\u2019importanza di Artemisia, della sua vita e della sua opera nella lotta contro la violenza di genere. E non \u00e8 un caso che siano molte anche le rappresentazioni di \u201cGiuditta e Oloferne\u201d, cos\u00ec come quelle del riscatto femminile, da Sansone e Dalila ad altri soggetti storici dove le donne sono protagoniste. Con la vendetta sugli uomini come variabile indipendente. Ma anche la furbizia delle donne.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec abbiamo vissuto passo passo il processo a Agostino Tassi, collega ed amico del padre, dove Artemisia viene descritta dalla difesa come una poco di buono, con gli amici di lui che infangano la pittrice, come se se la fosse cercata.<br \/>Ma il viaggio attraverso le sale con video, racconti, documenti, esposizione degli atti del processo, passa attraverso la domanda che sconvolge tutti: come \u00e8 possibile che Orazio Gentileschi, pap\u00e0 di Artemisia, abbia potuto continuare a lavorare con Agostino per gli affreschi del Casino delle Muse, di cui la mostra offre una visita virtuale, dopo quello che aveva fatto a sua figlia? E la risposta sta in un impegno a un matrimonio riparatore che Tassi avrebbe fatto. E su questo punto torna spesso anche Artemisia nel processo.<br \/>E qui si passa dal racconto dei dipinti a quello di un\u2019intera epoca. Ad esempio, leggendo gli atti del processo, emerge che a quel tempo le testimonianze di donne e plebei valevano meno rispetto a quelle di uomini e ricchi.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 impressionante vedere come Artemisia sia stata torturata, con un sistema di cordini che rischiavano di spezzarle i polpastrelli, per vedere se confermava le accuse o, meglio, se le ritrattava. Tortura dolorosissima comunque, molto in voga all\u2019epoca, ma ancora pi\u00f9 dura se si considera che era riservata a una pittrice, che avrebbe potuto perdere la mano, strumento principe della sua arte.<br \/>Tutto questo emerge dal fascicolo processuale, che \u00e8 esposto in mostra e che \u00e8 il pi\u00f9 corposo conservato dell\u2019epoca, con tanto di disegno di un mantice con il fuoco che \u00e8 quasi un autoritratto metaforico di Agostino, considerato dai giudici una piena confessione.Al termine di quel processo, Tassi fu condannato, anche se non and\u00f2 mai in galera.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma la mostra, ovviamente, non \u00e8 solo il racconto del processo, quasi una puntata straordinaria di \u201cUn giorno in pretura\u201d, ma anche il racconto \u2013 attraverso i quadri \u2013 dello straordinario fervore pittorico a Genova, dove la presenza della Repubblica permetteva libert\u00e0 anche nei soggetti. A Genova, infatti, ogni famiglia invitava chi voleva, lasciando mano libera anche sui soggetti, con molta pi\u00f9 libert\u00e0 pittorica rispetto alle committenze di Chiesa e Impero.<\/p>\n\n\n\n<p>E non manca una panoramica su Roma Criminale, quasi l\u2019anticipo di \u201cSuburra\u201d o \u201cRomanzo Criminale\u201d con il racconto di come Orazio e tutti i pittori dell\u2019epoca sono impegnati in una sorta di \u201ctutti contro tutti\u201d in cui anche la diffamazione contro i colleghi \u00e8 uno strumento classico per aggiudicarsi maggiori commesse. E quindi Michelangelo (Caravaggio), Orazio e tutti i loro colleghi giocano ogni arma dialettica e no, lecita o no, a loro disposizione. Una guerra per bande.<br \/>E, fra tutti, Orazio, il pap\u00e0 di Artemisia, non \u00e8 propriamente un agnellino e Giovanni Baglione, nella sua biografia, scrive che \u201c<em>pi\u00f9 nel bestiale che nell\u2019humano egli dava. Se Horatio Gentileschi fosse stato di humore pi\u00f9 praticabile avrebbe fatto assai buon profitto nella vita<\/em>\u201d.<br \/>Insomma, \u00e8 una mostra da vedere.<br \/><br \/>Da qualsiasi parte la si guardi, anche per la presenza di \u201ccuriosit\u00e0\u201d e aneddoti su ogni quadro esposto e racconti che rendono ancor pi\u00f9 avventurosa la vita di Artemisia, che quando and\u00f2 a Firenze si chiamava Artemisia Lomi, che firma i suoi quadri, come l\u2019Annunciazione, con un cartellino per terra nel dipinto, come fosse un biglietto da visita perso, che Bramer rappresenta con i baffoni in un quadro famosissimo per testimoniare come fosse amica dei pittori olandesi a Roma, maestri di bisboccia e scandali.<br \/>Ma \u00e8 Roberto Longhi nel 1916 a raccontare tutto questo come solo lui, il padre della storia dell\u2019arte in Italia, sa fare: \u201c<em>L\u2019unica donna in Italia che abbia mai saputo che cosa sia pittura, e colore, e impasto, e simili essenzialit\u00e0<\/em>\u201d.<br \/><br \/>Un kolossal appunto, con Oscar alla migliore pittrice protagonista di sempre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Massimiliano Lussana racconta la mostra in corso a Palazzo Ducale fino al 1\u00b0 aprile, tema di un &#8220;Mercoled\u00ec della cultura&#8221; [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":7390,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[381],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7389"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7389"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7389\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7390"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7389"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7389"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7389"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}