


{"id":7137,"date":"2023-06-22T13:57:21","date_gmt":"2023-06-22T11:57:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/straordinario-e-quotidiano-da-strozzi-a-magnasco-nel-racconto-di-lussana\/"},"modified":"2023-06-22T13:57:21","modified_gmt":"2023-06-22T11:57:21","slug":"straordinario-e-quotidiano-da-strozzi-a-magnasco-nel-racconto-di-lussana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/straordinario-e-quotidiano-da-strozzi-a-magnasco-nel-racconto-di-lussana\/","title":{"rendered":"Straordinario e quotidiano. Da Strozzi a Magnasco, nel racconto di Lussana"},"content":{"rendered":"<p>Sono reo confesso: quando ho letto che i protagonisti del \u201cMercoled\u00ec (e non solo) della cultura\u201d di Villa Montallegro erano <strong>Strozzi<\/strong> e <strong>Magnasco<\/strong>, persino io che sono un fedelissimo ho vacillato. Non perch\u00e9 siano scarsi, ma perch\u00e9 non \u00e8 il mio genere. Ma l\u2019invito di <strong>Francesco Berti Riboli<\/strong> \u00e8 scritto talmente bene che io che sono come il Cornetto, con il cuore di panna, mi sono lasciato intenerire e sono andato a <strong>Palazzo della Meridiana<\/strong> per la mostra \u201c<strong>Straordinario e quotidiano<\/strong>\u201d. Che ha anche un sottotitolo: \u201c<strong>Da Strozzi a Magnasco<\/strong>\u201d, per l\u2019appunto. Ma che ha anche il sottotitolo del sottotitolo: \u201c<strong>Umane contraddizioni negli occhi dei pittori<\/strong>\u201d, che dice moltissimo dell\u2019idea dei curatori Agnese Marengo e Maurizio Romanengo, che firmano la mostra che sar\u00e0 in scena a Palazzo della Meridiana<strong> fino al 16 luglio<\/strong>, da mercoled\u00ec a domenica e nei giorni festivi dalle 11 alle 18.<\/p>\n<p>Insomma, \u00e8 stata una sorpresa, una bella sorpresa, l\u2019ennesima di un mese di\u00a0Mercoled\u00ec\u00a0(e non solo) della cultura, fatto\u00a0di <a href=\"http:\/\/dev1.dayone.network\/magazine\/man-ray-in-mostra-a-genova-il-racconto-di-lussana\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Man Ray<\/a>, di <a href=\"http:\/\/dev1.dayone.network\/magazine\/giuseppe-cominetti-la-mostra-a-palazzo-ducale\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Cominetti<\/a>, di <a href=\"http:\/\/dev1.dayone.network\/magazine\/design-e-salute-alla-genova-bedesign-week-lincontro-di-montallegro\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Design e salute nella\u00a0BeDesign\u00a0Week<\/a>, di <a href=\"http:\/\/dev1.dayone.network\/magazine\/fondamenta-2-lo-sguardo-di-giovanna-silva-su-genova\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Fondamenta 2<\/a>,\u00a0di\u00a0<strong>OltreGiogo<\/strong>\u00a0che \u00e8 quasi il trionfo del calendario di Villa Montallegro. Un mese epico, in cui Francesco Berti Riboli (e lo staff guidato da <strong>Marie Claire Alliod<\/strong>) non si \u00e8 fermato un attimo. Ma, fidatevi, ne valeva la pena. Persino di Strozzi e Magnasco.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 \u2013 al di l\u00e0 del mio iniziale e preventivo scetticismo \u2013 ne \u00e8 uscito un grandissimo\u00a0Mercoled\u00ec, un pomeriggio sensuale in cui l\u2019arte \u00e8 entrata in noi grazie a quadri, racconti, aneddoti, storie, bellissimi. Innanzitutto, raccontiamo cos\u2019\u00e8 la mostra: <strong>quaranta opere di artisti genovesi dal Cinquecento al Settecento<\/strong>, provenienti indifferentemente da musei o da collezioni private, con cinque sezioni tematiche che mettono a confronto storie e contraddizioni, proprio sulla falsariga della promessa iniziale: \u201c<strong>Straordinario e quotidiano<\/strong>\u201d. E poi \u201c<strong>Miseria e nobilt\u00e0<\/strong>\u201d, \u201c<strong>Ozio e negozio<\/strong>\u201d, \u201c<strong>Santi e peccatori<\/strong>\u201d e \u201c<strong>Corpi svelati e abiti indossati<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>E qui, esattamente come ho fatto con Cominetti, cito Madame e Marracash, altrimenti \u201cGenovese, per caso\u201d non \u00e8 valido, come se fosse una regola di ingaggio ulteriore. Perch\u00e9 questa mostra \u00e8 il corrispettivo di \u201cL\u2019 Amore\u201d o di \u201cPersona\u201d, cio\u00e8 di concept album che raccontano una storia attraverso le loro tracce. Ecco, questa \u00e8 una \u201cconcept mostra\u201d.<\/p>\n<p>E allora racconto, prendendoli dai miei appunti, in modo disordinato, alcune delle cose che mi porto a casa da questa esposizione che \u2013 se dovessi definire con una parola, una sola\u00a0\u2013\u00a0direi che \u00e8 <strong>sensuale<\/strong>. Nel senso di peccaminosa, emozionante, che fa sognare, che d\u00e0 i brividi, come una donna bellissima che ti entra dentro un po\u2019 alla volta.\u00a0Vedo e non vedo.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, disordinatamente, ci si imbatte in un tassello di \u201c<strong>Sulla rotta dei capolavori<\/strong>\u201d, il percorso attraverso la citt\u00e0 voluto da <strong>Anna Orlando<\/strong> che porta anche in questa mostra un \u201c<strong>Ospite a sorpresa<\/strong>\u201d (giuro che la definizione \u00e8 ufficiale e scritta a caratteri cubitali sulle didascalie dei muri della mostra) come il quadro di <strong>Antonio Travi<\/strong> detto il Sestri che mostra i bagnanti sulla spiaggia di Sampierdarena e Cornigliano.<\/p>\n<p>E questi bagni al mare sono perfetti nella sezione \u201cOzio e negozio\u201d in cui i paesaggi costieri con l\u2019aurora e i pescatori si alternano a vetrinette con i contratti in mostra e la contabilit\u00e0 delle aziende, con il lavoro indefesso che si alterna ai fine settimana che non si chiamavano fortunatamente\u00a0ancora week-end, ma che \u00e8 gi\u00e0 l\u2019alternanza fra gli affari e il riposo con i picnic in riva al mare o nelle ville in campagna, quelle di Busalla e della Valle Scrivia, ma anche della prima Val Polcevera, con i quadri che diventano splendidi manuali di storia di Genova e dei suoi cambiamenti, come libri della storiografia delle Annales fatta di pennellate.<\/p>\n<p>E poi ci sono i <strong>picari<\/strong>.<\/p>\n<p>Che tutti noi, o almeno i pi\u00f9 grandicelli di noi, abbiamo iniziato ad amare con il film di <strong>Mario Monicelli<\/strong>, con <strong>Giuliana De\u00a0Sio<\/strong>\u00a0che faceva la prostituta ribelle e che ha fatto sognare intere generazioni con il suo nudo,\u00a0e la scena in cui si spiega il valore di una mercanzia setosa, senza che ci sia assolutamente\u00a0nulla di forzato e volgare, ma straordinaria\u00a0in questo film, anche grazie ai suoi capelli rossi\u00a0(e non solo, proprio come i mercoled\u00ec).<\/p>\n<p>Insomma, la sigla iniziale di quel capolavoro di Monicelli diceva: \u201c<em>Noi siamo Picari\/Soprattutto siam liberi\/Come gli zingari\/Non molto stabili, uccelli tra gli alberi o topi tra i mobili\/Noi siamo nomadi\/Coi nostri limiti\/Ammazzati dai debiti\/Siamo diversi dai nostri simili, siamo maestri dei sogni impossibili\/Noi siamo Picari\/E come cani parliamo alla Luna (ascoltaci)\/Poveri ciechi vendiamo fortuna\/Ascoltaci, ascoltaci, ascoltaci\/Dacci di pi\u00f9\/Noi siamo Picari\/Perversi lunatici\/Fantasmi invisibili\/In mondi frenetici\/Daremmo un occhio per un po\u2019 di fortuna (ascoltaci)\/La vita \u00e8 un\u00a0balocco, un pozzo, una luna\/ Ascoltaci, ascoltaci, ascoltaci\/Dacci di\u00a0pi\u00f9\/rubare\/mangiare\/dormire\/Qualche volta la luna &#8211; eh, qualche volta<\/em>\u201d.<\/p>\n<p>Versi, come tutta la colonna sonora, firmati da <strong>Lucio Dalla<\/strong> (e da <strong>Mauro Malavasi<\/strong>, uno dei suoi storici compagni di scorribande musicali) e che vi ho ricordato perch\u00e9 i picari sono i protagonisti di un altro momento altissimo della mostra, dove si vedono questi personaggi di origini nobili, ma spiantati, pi\u00f9 spiantati che nobili, in verit\u00e0, che sono protagonisti di quadri anche in questo caso antitetici, come tutta la mostra che si diverte a giocare con gli ossimori.<\/p>\n<p>E in questo gioco di mostra che rimanda al film e viceversa, nella sigla di Monicelli sono citati\u00a0&#8220;Il Trionfo di Bacco&#8221; di Vel\u00e1zquez, &#8220;Il baro con l&#8217;asso di quadri&#8221; di Georges La Tour, &#8220;La sepoltura del conte di\u00a0Orgaz&#8221; di El Greco e &#8220;Il suonatore di ghironda&#8221; ancora di La Tour.\u00a0E\u00a0poi &#8220;Le filatrici&#8221; di Vel\u00e1zquez, &#8220;Il funerale della sardina&#8221; di Goya, un particolare de &#8220;La Dama con l&#8217;ermellino&#8221; di Leonardo, &#8220;Il Sarto&#8221; di Giovan Battista Moroni e &#8220;La resa di Breda&#8221; ancora di Vel\u00e1zquez.<\/p>\n<p>E cos\u00ec, anche nella mostra,\u00a0si vede a un certo punto <strong>Borzone<\/strong> che simpatizza con il vecchio che perde tutto a carte, compresa la giacca, con\u00a0i giovani monelli che se la passano ridendo, ignorando il suo dramma. Mentre, qualche decennio dopo, in <strong>Magnasco<\/strong> e nel suo sguardo non c\u2019\u00e8 assolutamente pi\u00f9 traccia di questa pietas, ma solo una condanna senza appello. Per tutti, picari e vittime.<\/p>\n<p>Le citazioni di Caravaggio, anche nell\u2019uso della luce, pure impareggiabile, abbondano in questi quadri e l\u2019ultima sala \u00e8 forse\u00a0la pi\u00f9 divertente con\u00a0voluttuosit\u00e0, uno splendido nudo femminile di spalle, Giove che riempie i suoi ospiti nel quadro di pioggia dorata, e Bianca Maria Carpineto, \u201ccacciatrice di vesti e di uomini\u201d. E gi\u00e0 cos\u00ec, solo dalla definizione, \u00e8 bellissima.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sono reo confesso: quando ho letto che i protagonisti del \u201cMercoled\u00ec (e non solo) della cultura\u201d di Villa Montallegro erano [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":9,"featured_media":7138,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[381,139],"tags":[383],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7137"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/users\/9"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=7137"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/7137\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media\/7138"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=7137"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=7137"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.montallegro.it\/magazine\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=7137"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}