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Trazioni - Mobilizzazione articolare meccanica passiva


TRAZIONI
Note già ai tempi degli Egizi se ne ritrovano testimonianze nell’antica Grecia (Ippocrate e Galeno) e nel primo Medioevo.
La possibilità di applicare una trazione (forza) sul rachide determina uno “stiramento” tra due vertebre contigue con un allargamento dei relativi intervalli.
Si può procedere con differenti modalità (armoniche, statiche o a intermittenza) su due segmenti (cervicale e lombare).

Schematicamente gli effetti prodotti dalle trazioni si possono così riassumere:
- aumento dello spazio tra due vertebre;
- spinta dall’esterno (attraverso i legamenti) e trazione (per depressione) dall’interno del disco erniato (o protruso).

Le trazioni vertebrali esercitano inoltre effetto di stimolazione sui muscoli sacrospinali, sui meccanorecettori tendinei e legamentosi e sulle articolazioni interapofisarie.
Le indicazioni all’applicazione di questa tecnica sono le ernie (o protrusioni) discali, le spondiloartrosi, i dolori a livello cervicale e lombare o le irradiazioni di tipo radicolare (fatta eccezione per la sintomatologia in fase acuta).
Altre situazioni che ne sconsigliano l’impiego sono: compressione midollare o lesioni ossee secondarie; insufficienza respiratoria; esiti di chirurgia addominale (organi o parete).
MOBILIZZAZIONE ARTICOLARE MECCANICA PASSIVA
La mobilizzazione articolare meccanica passiva è una tecnica di riabilitazione basata sull’utilizzo di apparecchiature (kinetec) che fanno eseguire al Paziente movimenti passivi (cioè non volontari) e guidati di flesso-estensione degli arti (in particolare spalla e ginocchio).
In esiti di trauma o di intervento chirurgico su articolazioni, il movimento può generare dolore e conseguente meccanismo di difesa antalgico con atteggiamenti psicologici che arrivano anche a bloccare l’attività.
Adottando la mobilizzazione passiva si previene questa serie di reazioni: l’inizio della riabilitazione con queste modalità consente in ultima analisi anche un controllo del dolore e quindi un recupero più veloce. Può essere inizialmente utilizzata come unico presidio e successivamente in integrazione con altre metodiche. La durata di ogni trattamento è variabile da un paio di sessioni giornaliere da 30’/45’ ciascuna fino a svariate ore.
Mobilizzando precocemente (con tecnica meccanica passiva) si ottengono importanti effetti:
- riduzione del rischio di artrofribrosi (aderenze e relative rigidità articolari),
- controllo e riassorbimento dei fenomeni infiammatori,
- precoce recupero funzionale.

È indicata negli interventi su strutture articolari, fra cui in particolare:
- meniscectomia (ginocchio),
- ricostruzione legamenti articolari (ginocchio e spalla),
- chirurgia di artroplastica o protesica (ginocchio, anca, spalla).